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MONT- JÒIA
CANT E MUSICA DE PROVENÇA / XIIème – XXème
Reedicien dau vinyl Chant du Monde
| 1.
AI VIST LO LOP, LO RAINARD, LA LEBRE
Ho visto il lupo, la volpe, la lepre :
Nuova versione : J.M Carlotti. Tradotto dalle versioni
occitane e francesi. Da sempre, l’autorità
a cercato a far prendere per eretici o delinquenti quelli
che la miseria spingeva a manifestare per le strade. Non
si tratta quì, può darsi, di sabba o di
stregonneria, ma di una festa che esprime l’ira
contadina troppo tempo contenuta. E, lupo, volpe e lepre,
potrebbero essere, in realtà, il soldato, il prete,
l’esattore.
Mandolina/ chitarra/timballo/violino/tromba marina
1. Ho visto il lupo, la volpe, la lepre
Ho visto il lupo, la volpe, la lepre
Ho visto il lupo, la volpe ballar
Tutte tre giravano attorno all’albero
Ho visto il lupo, la volpe, la lepre
Tutti tre giravano attorno all’albero
Giravano attorno il cespuglio folto
Quà si sgobba tutto l’anno
Per guadagnare qualche soldo
Soltanto per tutto un mese
Ho visto il lupo, la volpe, la lepre
Non ci rimane proprio niente
Ho visto la lepre, la volpe, il lupo.
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ROMANCE ET PASTORELLE
Romanza e pastorella
Maurice Maréchal (1971).
Due pezzi del suonatore di tamburello e compositore Maurizio
maréchal (nato nel 1936) che presentano un rinovo
dell’ispirazione e un ritorno à la fonte
dei trovatori. L’associazione « galoubet »
tamburello è una delle più antiche di cui
si ritrovano le orme. E tipica della Provenza e del Paese
basco e in modo minore del Portogallo, delle Baleare e
del Bearn (col tuntun) Però era conosciuta fin
al settecento in tutta l’Europa el nel bacino mediterraneo.
Il tamburello è un tamburo allungato dotato d’una
funicella che ronza sulla pelle quando si suona. Il timballo
è un tamburo dal tono più basso, senza cantino.
Il « galoubet » è un piccolo flauto
a tre buchi, suonato colla mano sinistra.
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| 3.
LA FILHA DAU LADRE
La figlia del lebroso
D.Arbaud volume II. Testo secondo
D. Arbaud e Rey-Dusseuil “La confraternità
dello Spirito Santo, cronaca marsigliesa dell’anno
1228”. Una delle più belle canzoni del Romanzero
occitano. Altre versioni danno un epilogo metà
satirico, metà moralistico dove la ragazza pretende
di essere lebrosa solo per poter attraversare il bosco
senza intoppi
Il « tuntun » (tamburello a corde) è
un tamburello a 6 corde, tese su una caasa, e suonate
con una mano mentre l’altra suona il flauteto. Il
« tuntun » sostituisce il tamburello o il
timballo in pelle, nel insieme « flauteto-tamburello
».
Flauti a becco(soprano e alto), tuntun, chitarra, violino-alto.
LA FILHA DAU LADRE
La figlia del lebroso
Mio padre m’a mandato nel bosco
Nel bosco raccogliere ulive
Mio padre m’a mandato nel bosco
Nel bosco raccogliere ulive
Nel bosco, bel bosco
Ho tanto raccolto e raccolto
Che mi son addormentata
Ho cosi tanto dormito
Che mi sorprese la notte
Nel bosco, bel bosco
Passò allegro cavaliere
Il bosco vi farò passare
Nel bosco, bel bosco
Ritiratevi cavalier
prendereste malatia
Nel bosco, bel bosco
Io sono figlia d’un lebroso
Nata nel leprosario
Nel bosco bel bosco
D’averti visto cavaliere
Mi costerà la vita
Nel bosco bel bosco
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4.
RAMPELADA E CORSA DE LA TARASCA
Chiamata e gara della tarasca
F. Vidal : « Il tamburello » . Carnevale di
Tarascona (Quattrocento)
La legenda presenta la « tarasque » (lo spauracchio)
simile a un mostro che vacheggiava nelle vicinanze del
Rodano e che santa Marta avrebbe eliminato. Durante le
feste che li erano consacrate, sputtando bengàla
dalle narici e portata da uomini, la « Tarasque
» ballava in mezzo alla folla cercando di buttar
giù i spettatori colla coda. Simbolo di un concetto
del mondo dove il bene e il male erano legati, a volta
amata e temuta, la « Tarasque » è tutt’ora
presente nelle feste di Trascona e Tartarino non l’a
sostituito. In quanto alla musica che accompagna il ballo
e che risale al medio evo,
vienne usata anche dalle nonne per far saltare i nipotini
sulle ginòcchia.
« Galoubet », timballo, percusioni, chitarra,
« terralheta », tuntun, « fouet »
RAMPELADA
E CORSA DE LA TARASCA Chiamata e gara della tarasca
Lagadigadèu la Tarasca !
Lagadigadèu del castello
Lagadigadèu la Tarasca !
Lagadigadèu dau castèu
Lagadigadèu del castello
Lasciate passar la vecchia strega
Lasciate la passar che va ballar
Lasciate passar la vecchia strega
Lasciate la passar che va ballar
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5.
L'ESQUIRÒU (P. CONTE) ET LEI "COCOTS"
Lo scoiattolo (P.Conte) e le noci di coco
tradizione orale di bassa Provenza
Ballo di fecondità delle feste d’inverno di
cui il tema s’avvicina dei riti della Roma antica
: si gioca e si balla per risvegliare les forze che danno
bei figli e raccolte abondanti. Il viso dipinto di nero
per nascondersi dagli spiriti maligni, si fa chiasso per
allontanarli. Delle noci di coco ritmàno quel ballo
che sarebbe stato importato dalla africa dai mori. Lo si,
può paragonare alla barbaresca corsicana, alla fantasia
berbera, ecc…
Il « Saz » (chitarra sarracena) viene dalla
Turchia. E accordato quì Sol, si, re.
Si conosceva questo strumento nel antico Egitto. La cassa
era fatta in quel tempo con una zucca a fiasco come il «
citar » dell’India. Strumenti simili erano usati
in tutta l’l’Europa e lo si ritrova ancora oggi
in Turchia, in Europa centrale e dell’ est soto diverse
forme.
La tromba marina è uno strumento a corde e archetto,
dando il bordone con una o a volta tre corde. Può
misurare fin a due metri di altezza. Il suono ramato vienne
dato da un mecanismo dello stesso typo di quello della trompetta
della ghironda. Vienne ricordata dal dodicesimo secolo.
« Galoubet », timballo provenzale, « Saz
», La tromba marina
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| 6
DIGA JANETA Dimmi Gianina
Tradizione orale. La melodia è un misto della versione
in modo minore e della versione in modo maggiore. L’ultima
strofa è di Montjoia.
Una delle canzoni tra le più conosciutte di tutta
l’occitania dell’ est. Nel seicento Saboly
si è ispirato della musica per comporre il suo
Natale « Pastori e pastorèlle ». E
una delle numerose canzoni che danno testimonianza di
un epoca che, per ragioni economiche, i giovani erano
mantenuti molto tempo nel celibato e rivendicavano il
diritto al matrimonio.
« Galoubet », timballo, mandolina, chitarra.
DIGA JANETA Dimmi Gianina
Dimmi Gianina, ti vuoi ingaggiar ?
larireta
Dimmi Gianina, ti vuoi ingaggiar ?
No madre mia, mi voglio marridar!
Larireta
No madre mia, mi voglio marridar!
Mi prendo un uomo che sappia lavorar…
Zappar la vite e mietere il grano…
Avremmo negozio e vendremmo tabacco
Cinque soldi il rasso, dodici il moscato.
Per la domenica, avremmo la capanna…
E per la sera la televisione
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BELA CALHA Bella quaglia
D. Arbaud. Tomo II.
Il tema del cacciatore che ferisce la donna amata è
commune a tutte le canzoni popolari del mondo. Le parole
di « bella quaglia » si richiamano all’antica
credenza che dice che il colpevole del malfatto non può
varcare un fiume senza annegarsi e a quelle più
antica ancora,dal filone indo europeo, che dice che l’assassino
finisce addirittùra per uccidere le personne da
lui amate o suiccidarsi.
La terralheta è un vasetto di terra cotta riempito
d’aqua, munito di un fischietto. Suonandolo, imita
il canto degli ucelli.(disegno, F.Goujon)
Il « cintour » è una grande cetra che
si suona con dei mazzuoli. E suonata nel Bacino mediterraneo
orientale.
E conosciuta sotto altri nomi (cymbalum, dulcimer
a mazzuoli…ecc) nel mondo intero.
Cintour/terralheta/guitare.
BELA CALHA Bella quaglia
Nel orto di moi padre
C’è un bel pino
C’è un bel pino
Miei amori
C’è un bel pino !
Tutti gli ucelli che cantano
Ci fanno il nido…
Ahi ! Quaglia, belle quaglia
Che ci sono dentro ? …
Ci sono quattro signorine
Con me fa cinque…
Prendo la mia balestra
Sto per tirar…
Ho tirato alla mia diletta
E l’ho ferìta…
Se passo per la città
M’impiccheranno
Se varco il Rodano
M’annegaranno
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| 8
RIGAUDON (P. Favaro). « Rigaudon » (P.Favaro)
Il rigaudon è un ballo tipico dell’Occitania
dell’est : Provença e Alpi. E colla farandola,
il ballo il più popolare.
VAUTREI QUE SIATZ ASSEMBLATS Voi altri che siete radunati
(natale anonimo del cinquecento).
Pansier e Clarmont : « I canti di Natale della chiesa
di Notre dame des Dons in Avignone ». ed. Aubanel
Avignone 1925.
Di più di settanta canti di Natale sono stati ritrovati
in uno studio notarile dove erano utilizzati per rilegare
atti. Per molte ragioni sono più interessanti di
quelli del famoso Saboly. Come per quest’ultimo,
le musiche sono mutuate dalla tradizione popolare, e li
usiamo per il ballo : bourrée, polka, rigaudon…
Cintour, chitarra, timballo, saz, violino alto.
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ALTRESSI CO'L SIGNES FAI Come prima di morire il cigno
J.Aston « Peirol trovatore di Auvergne »
Povero cavaliere di Auvergne, protetto dal Delfino di
Auvergne, del quale canta la sorella, che chiama poeticamente
« sgorgata dal convento »… ma con troppo
ardore ! E cacciato e si fa giocoliere, con successo.
Canzone delicata e piena di modestia dove il trovatore
ha il coraggio di riconoscere che se l’amore l’ha
intrappolato è che lui non ha saputo amare.
Canto, liuto
ATRESSI CO'L SIGNE FAI
Come prima di morire il cigno
Come prima di morire il cigno
Mi butto a cantare
solo per morire nobilmente
E con meno orrore.
Molte volte l’amore mi ha intrappolato
e ho vissuto bei deliri
Ma cio che ne soffro adesso
Mi dimostra che non ho saputo amare
Il mondo non ne ha una uguale
Dio perché amarla tanto ?
Mai oserò dirglielo
A che punto la desidero.
Nobile accoglienza e dolci riguardi
Ora mi fanno tremare
Temo che di gridarli grazia
Provochi la sua sfiduccia.
Franchezza e sincerità di cuore
Faranno sempre crescere l’amore
alta nascita lo fa crollare,
Poiche i ricci son buggiardi
e tanti di loro son malvaggi
Che questo mondo sta pessimo
E donna che vuol mantenere il suo valore
Non amerà mai un profittatore.
Canzonetta, va’di là
Non li mmando niente
Mal li puio dire tutta la mia emozione
Senza causare la mia rovina.
Di’ a lei che i miei sentimenti
Sono suoi e di buona fede ;
Lo sono e sempre lo saranno ;
Per dimostralo saprò morire.
Gentil donna, ovunque tu sia
Che la gioia sia con te ti accompagni,
Che se non oso ancora gridarti grazia
Almeno che lo possa pensare.
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10
A L'INTRADA DEL TEMPS CLAR.
All’entrata del bel tempo
Sulla melodia del « Veris ad Imperia », del
Medio Evo, un apocrifo gustoso di un filologo del ottocento,
di cui taceremo il nome tanto per ripicca : per molti
è una canzone politica dove la gioventù
d’Occitania, radunata attorno Alienore D’Aquitania,
scernisce il cupo e avido Luigi di Francia, sposo della
giovane regina. Per altri è il ricordo dei riti
precristiani della fecondità che sacrificano il
vecchio re per rinnovare la vegetazione in modo che la
regina d’aprile scelga il suo nuovo sposo : la primavera.
Saz, Galoubet, timballo, violino, percussioni.
A L'INTRADA DEL TEMPS CLAR
All’entrata del bel tempo
All’entrata del bel tempo, eià
Per gioia ripristinar
e per iiritare i gelosi
La regina vuol dimostrar
Quant’è amorosa
Vada via, vada via, geloso,
lasciaci, lasciaci
ballare tra di noi, tra di noi
Essa fa dire dappertutto, eià
Che non ci sia da quà fin al mare, eià
Ne ragazza ne ragazzo, eià
Che non venga per dansar
Nel ballo gioioso.
Vada via, vada via…
Il re viene d’altra parte, eià
Per disturbare la dansa, eià
Poichè si consuma dell’ angoscia
Di farsi rapire
La regina d’aprile.
Vada via, vada via…
Ma tutto ciò non serve a niente
Perché a lei non serve un vecchiotto
Ma un brioso baccelliere
Che sappia bene placare
La donna saporita
Vada via, vadavia…
Ma chi la verebbe ballare, eià,
e il suo nobile corpo atteggiarsi, eià,
dire in verità, eià,
Che niente al mondo è simile
Alla regina gioiosa.
Vada via, vada via…
Mont-jòia : per noi, un symbolo di una riunione
di musicisti popolari decisi a far vivere la cultura musicale
dei paesi d’Oc.
Questa « tradizione » l’abbiamo imparata
dagli anziani, o ritrovata nei libri e nei manoscritti.
Ma per noi, non è mai stata sigillata e non appartienne
ai tempi ormai remoti. Avendo saputo integrare i nuovi
elementi che le diverse etnie di passaggio o di permanenza
in provenza li hanno lasciato, è, oggi più
che mai, di una cuocente attualità. Tesmonia della
volontà degli occitani di ritrovare un arte di
vivere. Non ricerchiamo la Provenza antica, ma bensì
la Provenza eterna.
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Mont-jòia
in questa registrazione
Trompa marina in "Ai vist lo lop" : Françoise
Favaro
Copertine recto/verso : Jòrgi Martinez
Illustrazioni : incisioni di Marcel Forget.
Imagini : Christian Carlotti,( 5b 13 19 24) Jacques Pelinq.(3
7a 21) Jòrgi Martinez(2 3a 15) J.M. Carlotti (6b
12 24 interiore digipack)
Libretto 2006 : Christian Carlotti- CRI.-Aix
Grazie mille a Ana-Maria POGGIO e Silvio PERON
Note : Jan-mari Carlotti, Patrici CONTE
Traduzioni Jan-mari Carlotti
Lutieri : ---mandoline, tonton, cintur, trompa marina :
Patrizio Favaro---Chitarra : Arthur Carbonel Galoubet/ Tamburello.
: Marius Fabre J.Claude Magnan
Distiniti saluti a Jan-Nouvè Mabelly e Bernard Floiras
Grazi tante e amicizie a, Elena e Joèu Meffre, Colette
Magny, Jean-Marie Lamblard e a tutta la squadra di CHANT
du MONDE
Riedizione del vinile Chant du Monde LDX 74590
Registrato in diretto – 2 piste- a la Capella del
Sacro Cuore di Aix-en-Provence Settembre del 1975.
Presa di suono e missaggio : Pierre Verany assistito de
Jean-Louis Weimann.
Masterisazzione dal master 2 piste : Jean-Michel Bouillot.
Studio NERVES. Salon de Provence 2006
Produzione Ass.Mont-Jòia, con l’aiuto del Consiglio
Provinciale delle Bocche del Rodano.
Arrangiamenti delle musiche e delle parole : MONT-JÒIA.
Le canzoni di questo disco appartengono alla tradizione
orale e quindi non sono mai state raggelate.
Possono dunque essere interpretate diversamente. Tutte sono
però delle ri-creazioni originali e a questo titolo,
protette dalla legge.
Convivono attualmente due pratiche ortografiche della lingua
provenzale. In questa edizione, utilisiamo l’ortographia
cosi detta « classica » dell’Istituto
degli Studi Occitani che, secondo noi, esprime meglio l’antichità
dell’Oc e facilita ugualmente la comprensione tra
i dialetti occitani come con le altre lingue romane. Prendiamo
pure in conto i localismi della lingua.
Si troverà sul sito : www.mont-joia.com/cantemusica/
i testi in ortografia cosi detta « mistralienne »
e le traduzioni in lingua inglese, spagnola (castigliana)
ecc… |
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De
comendar : mont-joia@wanadoo.fr 20E + port. 3E
ò escriure : 2bis Imp.Fleury-Prudhom
13200 ARLES
ò dins lei bòns discaris de vòste caire.
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